Se c’è qualcosa è perché va fatto.
Su questo si basa quel particolare non-edonismo di Jim Morrison che ha portato i capelli lunghi ad un’intera generazione, ecco il significato non stava semplicemente nella ribellione giovanile contro la figura del Padre in tutti i suoi sensi, o meglio prima di accontentarci di ciò dobbiamo chiederci perché.
Perché i cristiani praticavano la magia nel Medio Evo?
Perché no? Se esiste significa che va fatto.
Si tratta di un trapasso sì della legge cristiana, ma incarna una sintesi tra il volere e il dovere.
“VOGLIAMO TUTTO” dicevano gli autonomi, ma perché tutto? Perché non fermarsi a condizioni di vita vivibili, ma il motivo è tanto semplice da essere stupido, chi definisce la vita vivibile? Possiamo grattarci il capo e rivolgerci in ambito accademico e fare una quantificazione “ok, la vita vivibile è a 0.4”. Oppure possiamo levarci questi presupposti. In una certa misura il futurismo aveva consciamente o meno appreso da questo e la domanda chiesta in maniera provocatoria era perché fermarsi. Perché non possiamo prenderci tutto.
La sola esistenza di questa possibilità ha intriso l’obiettivo che viene richiesto. Sempre in questa rotta si articola Mario Mieli, la sessualità non come passivo desiderio ma come un continuo potere che trapassa le norme sociali ed etiche. Lenin è un grande esempio di chi ha cocciutamente voluto fare la rivoluzione scontrandosi con un riformismo borghese in ascesa portando i soviet alla guida del paese che meno di tutti erano gli intellettuali marxisti ad aspettarsi diventasse il primo paese socialista.
E’ un punto di vista che incrocia anche i poeti maledetti e bohémien che si buttano nei “vizi” per raggiungere uno stato ulteriore di conoscenza e coscienza come gli sciamani delle varie culture.
Le avanguardie che vincono quando si schiantano verso il proprio obiettivo finendo per frantumarsi.
Nel fenomeno dell’operaismo si vede in un certo senso la vittoria dello slogan “vogliamo tutto” che si è inevitabilmente immesso negli operai stanchi di accontentarsi delle piccole riforme e contrattazioni della delega dei sindacati che testimoniano il fallimento della ricerca del livello di benessere.
Non lo definirei edonismo o almeno non secondo la definizione usata da una cultura predominante cristianocentrica che lo vuole come un confinamento a sé ulteriore e per questo più costrittivo e blasfemo rispetto ai giusti limiti della dottrina cristiana ma è un andare oltre, non è la ricerca della felicità non è una specifica ricerca di niente, non si dà l’obiettivo ultimo ma l’obiettivo diventa il mezzo. Un altro punto di vista con cui chiudo questo articolo è quello che proviene dall’esplorazione e un certo tipo di sportività. Se le varie esplorazione dei due poli infatti sono finanziate e volute dall’impero e dal governo esse sono anche la testimonianza della perdita della potestas e della frantumazione di essa in favore della potentia, infatti i governi e gli imperi coloniali o di eredità coloniale che vogliono assumere un controllo anche di tipo simbolico si scontrano contro le calamità naturali e la difficoltà di questi spazi come il polo nord, ma è qua che se l’aspettativa di tali governi viene meno la volontà di perseverare dei vari esploratori sale. Viene un certo momento in cui gli stati avendo finito o fallito varie spedizioni non pagano più gli esploratori ma è qua che essi continuano a perdurare perché il loro obiettivo non è portare una bandiera in un certo lluogo ma è la spedizione in sé.
Chiudo quindi con la celebre frase di Mallory sulla vetta più alta del globo.
Perché vuole scalare l’Everest? – Perché è lì